Festival della Fotografia Nomade
Molichrom | 20 marzo - 30 aprile 2026 | Campobasso
Il Molise è composto da microcosmi radicati in paesaggi, tradizioni e relazioni che nel tempo hanno custodito la propria identità confrontandosi con margini e distanze. In molte parti del mondo l’isolamento si è trasformato in occasione di consapevolezza e cambiamento, generando nuove forme di sviluppo culturale e sociale. In questa prospettiva Molichrom 2026 indaga, attraverso la fotografia contemporanea, un nomadismo che non riguarda solo lo spostamento geografico ma attraversa corpi, identità e dinamiche di potere, mettendo in dialogo territorio e scenari internazionali. La quinta edizione amplia lo sguardo sulle trasformazioni in atto e sulle responsabilità collettive che esse implicano. Anche quest’anno il Festival coinvolgerà attivamente la comunità con mostre, talk e workshop, rafforzando il legame tra ricerca visiva e partecipazione pubblica.
La Mostra
Cinzia Canneri : I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia
I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia è il progetto con cui Cinzia Canneri indaga le conseguenze della violenza sistemica nei territori segnati dall’eredità coloniale italiana tra Eritrea, Etiopia e Sudan. Attraverso le storie di donne eritree e tigrine fuggite da regimi repressivi e dalla guerra nel Tigray, il lavoro documenta l’uso della violenza sessuale come arma di guerra e strumento di dominio politico. Il corpo femminile emerge come spazio su cui si esercitano potere e controllo ma anche come luogo di coscienza e trasformazione.
Molichrom_LAB
In progress
I Talks ed i Workshop
Cinzia Canneri \ Incontro con l’autore
La violenza di genere nelle zone di conflitto: la ricerca visiva di Cinzia Canneri
Il talk presenta la ricerca di Cinzia Canneri sulla violenza di genere nei contesti di guerra, intesa come strategia sistemica di dominio.
Attraverso il progetto Women’s Bodies as Battlefields, l’autrice documenta l’uso della violenza contro le donne come arma di conflitto.
La gender-based violence viene analizzata nelle sue forme fisiche, psicologiche e sessuali.
Anna Kauber
Donne pastore: La forza silenziosa della continuità
Anna Kauber, con il documentario In Questo Mondo, attraversa l’Italia incontrando oltre cento donne pastore e costruendo un racconto fondato su ascolto e tempo condiviso. Il suo metodo privilegia la relazione e la fiducia, dove l’incontro precede l’immagine. Il film lascia emergere le storie senza mitizzarle né semplificarle. La pastorizia appare nella sua realtà concreta, segnata da fatica, competenza e responsabilità quotidiana.
Remo Pareschi
Tra reale e sintetico: intelligenza artificiale, fotografia e rappresentazione femminile nei media
Le immagini, sempre meno neutrali, sono oggi prodotte e filtrate anche dall’intelligenza artificiale, che incide su fotografia e media. Il talk indaga i bias dei modelli algoritmici e il loro effetto sulla rappresentazione dei corpi e delle donne. Le tecnologie generative mettono in crisi il confine tra documento e simulazione. Al centro, le implicazioni etiche e culturali di un ecosistema visivo in cui autenticità e manipolazione si intrecciano.
Fabio Moscatelli
Workshop: Radici
Con questo workshop Fabio Moscatelli propone un’esperienza ispirata alla terra come metafora di vita e al legame profondo tra persone, animali e natura.
Il percorso indaga comunità locali custodi di tradizioni antiche, tra memoria, attesa e mancanza di ricambio generazionale.
Al centro vi è il rispetto per le radici e per l’ambiente come spazio di relazione e consapevolezza.
In due giorni di immersione, i partecipanti costruiranno un racconto visivo autentico a contatto diretto con paesaggi e comunità.
Eventi
In questo mondo - un film di Anna Kauber
In Italia la pastorizia è una realtà viva e sempre più femminile: lo racconta In questo mondo di Anna Kauber, premiato al Torino Film Festival 2018 e in altri festival.
Dopo due anni di viaggio e cento interviste, il film supera lo stereotipo del pastore solitario, restituendo storie di donne che scelgono consapevolmente la terra e gli animali.
Con uno sguardo rispettoso e un montaggio sobrio, alterna paesaggi, volti e gesti quotidiani senza retorica né idealizzazioni.